ll Giorno dei Morti

ll Giorno dei Morti

In memoriam di  Rosa

Ricordo che a pochi mesi dal mio arrivo in Italia fui invitata ad una festa di Halloween. Era il lontano 2001 e per chi all’epoca mi fece quel gentile invito rappresentava un evento mondano e snob che niente aveva a che fare con la maniera in cui da bambina avevo celebrato nel mio paese di origine la tradizione dei Defunti. Devo ammettere che sono cresciuta con forti influenze di carattere nord americano però non mi scorderò mai delle rimembranze di mia zia, che in occasione della nostra festa dei Defunti (1 Novembre) e dopo avermi visto contare le caramelle che i vicini di casa mi avevano offerto dopo una lunga notte di Halloween, mi raccontò che pure lei da bambina nel suo paese andava a far raccolta. Rimasi stupita ed oggi, a distanza di tanti anni, considero che la sua esperienza mi abbia servito ad elaborare questo post nonché a fare un collegamento che vi porterà in destinazioni che mai avrete pensato che fossero collegate da un unico elemento: la vita!  e non la morte.

 Cominciamo dalla Sardegna, terra ricca di tradizioni dove fino agli anni sessanta i bambini uscivano per le strade dei paesi vestiti di stracci tra la notte del 31 ottobre ed il 1 novembre, questa tradizione si conosce come “Is Sananameddas”.  I bambini, domandavano frutti secchi di porta in porta, pronunciando una cantilena che recitava: “A sas ánima do sos mortos” ,  secondo una formula che differiva di località in località, che si traduce in chiedere una piccola offerta per le anime costrette fra il paradiso e l’inferno. Tra i frutti che venivano donati ai bambini c’erano quelli della propria terra della stagione in corso: mandorle, melograno, castagne, pan’e Saba, ecc,  mai dolci confezionati o comprati in supermercato, a differenza del popolare Halloween.

Villaputzu, provincia di Cagliari, è oggi l’unico paese che continua con la tradizione delle Is Sanameddas, la Festa delle Anime o Festa Degli Angeli o Angelitos come viene denominata nella Costa Nord della Colombia dove la tradizione, trapiantata dagli spagnoli dalla Provincia di Extremadura durante il periodo della Colonizzazione, presentava in un’epoca (fino al 1960) esattamente le stesse caratteristiche della tradizione sarda, persino l’utilizzo delle candele che i parenti stretti portavano al cimitero nelle tombe degli antenati ed usate per simboleggiare il passaggio delle anime verso la luce. Cosí come in Italia,  il 1 novembre la festa degli Angelitos(Festa di tutti i Santi) in Colombia veniva celebrata nei paesi, mettendo i doni raccolti dai vicini nei sacchetti al posto della zucca, mentre i bambini non indossavano nessun costume. In particolare, mia zia ricorda che i vicini fecero doni dei bollos (impasti di mais bianco e giallo) che preparavano in casa, dei pezzi di canna da zucchero, tuberi e frutti, che prendevano dalle proprie coltivazioni. In Sardegna, secondo la tradizione contadina, la quale molto probabilmente fu nutrita dalle usanze dei coltivatori alla fine dell’autunno, si credeva al potere della Terra per rigermogliare i propri semi e farli crescere, cosí si pensava lo stesso per i defunti a cui la terra con i frutti dovevano far tornare dall’aldilà almeno per una notte.

Panne di Sabba(Sardegna) dolce che ancora vienen preparato in famiglia per la vigilia del 2 novembre. foto di Claudia Zedda

E da questo ragionamento deriva anche una tradizione che ancora in Sardegna non scompare, la “Sa Mesa” ovvero la tradizione di imbandire la  tavola con prelibatezze offerte ai cari defunti la notte tra 1 e il 2 novembre. Dolci di frutta secca, vino, pappasini e pan é saba, pane Carasau tra castagne e limoni vengono rigorosamente preparati in famiglia e posati sul tavolo di casa. Il dolce rappresenta uno strumento di comunicazione fra vivi e morti, visto che secondo la tradizione i defunti respirano l’aroma dei cibi e cosí vengono rabboniti o tranquillizzati dal profumo, ma anche per rassicurare i cari defunti che in casa tutto procede alla perfezione. Qualcosa di molto simile a quanto accade nella tradizione Messicana del “Día de Muertos”, una tradizione con 1000 anni di antichità, che però vede confluire la vera celebrazione della morte, alla quale i Maya rendevano culto, con le tradizioni trapiantate dagli spagnoli. Attualmente, i festeggiamenti iniziano dal 31 ottobre e terminano il 2 Novembre, giorni che richiedono una severa preparazione degli altari esposti nei “panteones” in diverse regioni della Repubblica Messicana tra cui: Oaxaca, San Cristóbal de las Casas, Janitizio, ma in particolare nell’Isola di Pátzcuaro (Stato di Michoacán).

Secondo una mia conoscente, la celebrazione dei Morti a Michoacán si fa in mezzo ad un grande rispetto, addobbando le tombe dei cari defunti non solo con le candele, ma facendo uso di elementi propri del loro sincretismo: fiori gialli denominati “Mil pétalos”, Pane dei morti (700 tipi in tutto Messico), frutti, una foto del defunto, un simbolo cristiano (crocefissi), archi decorati con fiori di Cempazuchitli che rappresentano la porta d’entrata al mondo dei morti e ghirlande di carta colorata, acqua e persino liquore.  In genere possono avere tra i due e sette piani, in cui i livelli inferiori corrispondono all’inframondo mentre i piú alti le sfere celesti, in mezzo ad una atmosfera profumata da erbe aromatiche. Elemento che non guasta mai, la catrina o teschio, la signora della morte, simbolo che immortalò Diego Rivera in uno dei suoi murales e che rende tributo alla morte, un’icona della cultura popolare messicana e non solo.

Altare dei morti, foto cortesia Marina Piazzi

A Pátzcuaro(stato di Michoacán), dopo aver attraversato in barca il lago che conduce verso l’isola, i turisti scendono in terra firme per visitare i cimiteri e lasciarsi travolgere di quella pace e felicitá che regnano tra chi onora i propri defunti. Il visitatore viene accolto con il tradizionale dolce di zucca, cucinato dagli abitanti del posto come tributo alle anime, che secondo la tradizione gradiscono l’aroma dei cibi. La festa va avanti fino alla sera del 2 novembre, momento in cui le anime difunte dovrebbero attraversare oltre. I messicani non hanno mai avuto paura della morte, la celebrano! forse perché capiscono il fatto di appartenere ad un universo di culture, arricchito dalle tradizioni della Madre Terra, da dove germina la vita di ognuno di noi.